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Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
"Cataldo Agostinelli"
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Ceglie Messapica

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Simbolo della Republica Italiana


Costituzione come oggetto di studio

"In un momento di riforme, ma anche di urgenti e  necessarie trasformazioni strutturali che vedono protagonista il mondo della scuola, un progetto di particolare valore formativo: proporre agli studenti il testo della nostra Costituzione come oggetto di studio". 

In questo concetto del professor Damiano Franco, vicepresidente dell'amministrazione provinciale di Brindisi, è racchiuso il senso della manifestazione che si è svolta il 23 marzo 2007 nella sede dell'Istituto Tecnico Commerciale dell'Istituto "Cataldo Agostinelli" di Ceglie Messapica. 

Al centro dell'attenzione la presentazione del volume «La Costituzione Italiana.Una guida alla lettura», edito dall'amministrazione provinciale di Brindisi. 

La pubblicazione, oltre al testo della Costituzione, firmata a dal presidente della Repubblica  De Nicola nel 1947, riporta le riflessioni in del presidente della provincia di Brindisi, Michele Errico,  e di tre docenti universitari: Francesco Fistetti, Carmelo Pasimeni e Giuseppe Patisso.

Alla manifestazione, tra gli altri, sono intervenuti il professor Nicola Vignola, vicepreside dell'Istituto Agostinelli, il vicepresidente della provincia, Damiano  Franco, la ricercatrice Sabrina Franco ed il prof. Francesco Fistetti dell’Università di Bari. 

A che cosa si deve l’eccezionale capacità della nostra Costituzione di durare sfidando le grandi ondate epocali della storia come la caduta del muro di Berlino, il collasso del  Comunismo sovietico, la rivoluzione informatica, il crollo delle torri gemelle di New York è, in casa nostra, il passaggio dal sistema politico della cosiddetta prima repubblica quello della cosiddetta seconda repubblica?

Per il prof. Fistetti "la risposta secondo cui la Costituzione italiana è stata il frutto di una convergenza tra culture politiche e tradizioni intellettuali fra loro molto diverse- dal  liberalismo al cattolicesimo democratico, dal socialismo al comunismo - è senz'altro plausibile, ma rischia di risultare parziale".

Per il docente di Storia delle Filosofia Moderna e Contemporanea "bisogna aggiungere, infatti, che la Costituzione italiana, con particolare originalità rispetto ad altri contesti europei - come ad esempio la Germania occidentale che si diede una costituzione che in larga misura riprendeva quella di Weimar -, oltre a questa straordinaria sintesi di culture politiche e di tradizioni intellettuali distillatasi nel linguaggio del diritto, traccia i lineamenti di un'idea assolutamente inedita di democrazia. In altre parole, la Costituzione non solo non ha restaurato la vecchia nozione di una democrazia rappresentativa di impronta censitaaria su cui si reggeva lo stato liberale classico fino all'avvento del fascismo e che veniva rispecchiata dallo Statuto albertino. Ma essa sancisce nel dettato dei suoi principi fondamentali una concezione nuova di democrazia rappresentativa, che non si accontenta più della divisione dell'equilibrio dei poteri come avveniva nella tradizione del costituzionalimso moderno a cominciare da Montesquieu a Locke".

LORENZO RUGGIERO


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