"La Morte"

 

LA MORTE: IRREQUIETUDINE DELLA VITA

 

Elsa Morante è la narratrice che riesce a racchiudere nei suoi romanzi, la sua vera storia. Un'idea che la ossessiona è quella della morte. Questo è il tema espresso soprattutto nell'opera "L'isola di Arturo". E' la storia di un adolescente di nome, appunto, Arturo che lascia la fanciullezza per giungere alla maturità, attraverso prove ed esperienze anche dolorose. Diverse sono le analogie tra Arturo ed Elsa Morante,soprattutto per quanto riguarda l'idea che hanno della morte. Quest'ultima per Arturo è qualcosa di estraneo. L'unica esperienza che egli ha con la morte, è quella della perdita della madre, che è scomparsa mentre lo dava alla luce. Arturo è solo e da solo si fa delle idee sulla vita. Vive, infatti, in modo libero sull'isola di Procida dove non è ben accetto dagli isolani, essendo figlio di un omosessuale irrequieto, di cui la gente parla male e che Arturo raramente vede.
Egli odia la morte, la considera "una impossibile figura di vizi orrendi: ibrida, astrusa, piena di male e vergogna" (L’isola di Arturo). Qualcosa da non avere il merito di essere nominata tra le leggi del "Codice della Verità Assoluta" (è una serie di norme tratte dagli insegnamenti che coglie dalle letture di libri di avventura).
Arturo tanto più odia la morte, tanto più si diverte e si esalta a fare prove di audacia, con il fascino del rischio; per lui la morte è una fantasia inverosimile. Sia per lui che per la Morante dopo la morte non c'è nulla, con essa finisce tutto. Questo pensiero è dimostrato dalla scrittrice attraverso le parole dello stesso Arturo: "Io, come non credevo in Dio e nelle religioni, così non credevo neppure nella vita futura e negli spiriti dei morti". Egli riesce a credere nell'aldilà solo per consolarsi della mancanza della madre, che immaginava parlasse con lui portata dall'aria in una tenda orientale, così racconta: "Ad ascoltare la ragione, sapevo che tutto quanto restava di mia madre era rinchiuso sotto terra, nel cimitero di Procida. Ma la ragione davanti a lei, si ritraeva, e, senza rendermene conto io per lei, credevo addirittura in un paradiso". L'idea sulla morte di Elsa Morante non è dimostrata solo attraverso le parole di Arturo, ma anche dal fatto che ella dopo il decesso desiderava essere cremata. Non sopportava che il corpo si decomponesse. Non voleva più avere nessun legame con la terra. Arturo, credendo in quel paradiso dove è la madre, cerca di rassegnarsi all'evento inesorabile che gli ha tolto il suo amore. Ed è così che la gente cerca di trovare pace alle irrequietudini della vita: inventando mondi ultraterreni, con esseri come Dio che possono tutto e a cui credere. Anche la Morante in passato era stata religiosa come afferma Cesare Garboli in un'intervista: "Elsa Morante era un'anima profondamente religiosa, ma in modo molto solitario e non confessionale. Tuttavia era molto credente in gioventù, quando aveva una fede cattolica molto pronunciata e molto profonda, ma poichè, come sempre, in Elsa, le cose si trasformavano, anche la fede si è trasformata, diventando così una persona non più praticante". Se qualcuno volesse confutare la mia ipotesi, io rispondo, che, non essendoci molti elementi diretti per conoscere la personalità o l'ideologia della scrittrice, si deve scorgere il suo modo di essere leggendo oltre le righe dei suoi romanzi. E quindi “dall'Isola di Arturo” si può carpire la descrizione dell'infanzia della scrittrice, simile a quella di Arturo. Ella come Arturo cresce libera, formandosi una cultura in modo autonomo e personale, leggendo libri di avventure, eroi, fiabe, senza frequentare le scuole elementari. Lei, inoltre, ama Procida, come Arturo, dove soggiornò spesso e proprio come il ragazzo non era ben voluta dagli isolani, per i suoi modi liberi. Arturo racconta in prima persona la sua storia. Mescolando continuamente fiabesco e quotidiano, capacità dell'infanzia che la Morante riesce a conservare anche da adulta. Di conseguenza con queste similitudini tra Arturo e la Morante si comprende come il ragazzo possa essere considerato l'alter ego della scrittrice.

 

Scritto da Casale Filomena