"Rapporto Genitori - Figli"

 

L’INFANZIA  E IL RAPPORTO   GENITORI-FIGLI  NEI ROMANZI  MORANTIANI

 

“I fanciulli, i quali si nutrono di gioiose speranze, non possono indugiare a lungo sullo spettacolo della senilità e della morte. La carità che nasce dalla coscienza è rara in un fanciullo: in lui, la dedizione e la pietà possono nascere, piuttosto, dall’amore”. (Menzogna e sortilegio)
Questa è solo una delle citazioni e situazioni delle quali la scrittrice Elsa Morante si serve per esprimere il suo sostegno verso i fanciulli. Ella affermava, infatti, che solo i bambini sono capaci di ascoltare la voce dei poeti; nel romanzo “Menzogna e sortilegio” e in alcuni racconti del libro “Lo scialle andaluso” la Morante proietta i bambini nella loro infanzia e arguisce da questa il rapporto tra genitori e figli, che muta con il passare del tempo.
Due “maledizioni” : due interpretazioni
In “Menzogna e sortilegio” molteplici sono le situazioni in cui è possibile comprendere il rapporto tra genitori e figli, ognuna delle quali ha un significato differente, ma nasce da una stessa ideologia. Anna Massia, figlia di Teodoro Massia e di Cesira, sin dall’infanzia instaura un rapporto morboso con suo padre, ed, in un certo senso, è irritata dalla figura della madre, che con il passare del tempo ricambia questo suo sentimento. Nell’episodio della morte di Teodoro, Anna è esasperata,perché d’altronde ella ha perso la figura dell’eroe, che era sempre dalla sua parte.<<Ridi, per pietà, ridi invece di piangere, almeno ti crederò sincera! Lui era mio, era mio! E sei tu che me lo hai fatto morire!>>. Da quest’accusa si può ben intendere quali sentimenti Anna provasse in quel momento, ossia di odio verso Cesira e di disperazione per la morte del padre.
Bisogna anche dire che Cesira, in questo momento, non fu da meno << In te non c’è che cattiveria. Anche in quest’ora… tu non hai timore… non rispetti di pronunciare certe parole… Ebbene ascolta quel che ti risponde tua madre. Che tu sia maledetta, ecco la mia risposta. Si, ti maledico, TI MALEDICO…>>. Questa a mio parere è una “maledizione “ che assume grande importanza nel contesto, poiché ci rivela quelli che in realtà erano i sentimenti di Cesira. Partendo da questa “maledizione”, nel racconto “Lo scialle andaluso” è possibile riscontrare un’altra scena più o meno simile, ma ambientata in una situazione assai diversa:
Giuditta Campese e suo figlio Andrea sono i protagonisti. Quest’ultimo, vissuto sin dall’infanzia con sua madre, all’età di dodici anni è ancora legato e non sa separarsi da lei. Giuditta è costretta però a farlo, a causa del suo lavoro nel mondo del teatro. Un giorno Giudittta ricevette un mazzo di rose da un suo collega, rose che si caricano di un significato profondo. Come tutte le sere, anche quella volta, Giuditta dovette lasciare Andrea piangente, e questi mosso dalla gelosia e dalla rabbia, strappò il mazzo. Tornata a casa, Giuditta rimase scossa dal comportamento del figlio, e proprio in quest’occasione lo maledice, denominandolo delinquente e assassino. Ebbene sì, lo maledice. Tale maledizione, come si può ben capire, è diversa da quella di Cesira nei confronti di Anna: Giuditta in quel momento è presa dalla meraviglia. Quanto a Cesira, quest’ultima con la maledizione ricambia il sentimento di Anna, ma con il passare del tempo vedremo che, i sentimenti della figlia le sono quasi indifferenti. <<Ella(Cesira) preferì dunque sottomettersi ad Anna, ritirandosi dalla lotta; e l’autorità del capo di famiglia passò allora del tutto ad Anna, quasi che fosse lei la donna matura, e l’altra fosse ridivenuta fanciulla>>.
Un “nobile” figlio e un “nobile” amore
Ritornando nel romanzo “Menzogna e sortilegio” come abbiamo già detto ci sono diversi rapporti tra figli e genitori. Uno di questi è quello tra Edoardo Cerentano e sua madre Concetta Massia.
<<[…] Concetta dimenticava i propri severi principi appena si trattava d’Edoardo>>. E sì, è proprio vero, li dimenticava, perché sin dalla mattina presto, correva nella camera del figlio e non si stancava di baciarlo e vezzeggiarlo, quasi fosse un Dio. Edoardo quando era ancora piccolo, anche se non ricambiava in ugual modo i sentimenti della madre, era attratto da lei, ma in alcuni casi irritato dalle sue eccessive attenzioni << Ed egli a volte pareva infastidito da queste lagrime, a volte abbracciava la madre mescolando al pianto di lei le propria rise fanciullesche, quasi che si trattasse di scherzi o di futilità>>. Nonostante questi suoi comportamenti, Concetta era felice di essere sua madre, poiché convinta che nessun bambino sulla terra poteva paragonarsi a lui.
Simili ai sentimenti di Cesira erano quelli di Alessandra, madre di Francesco De Salvi(il Butterato). <<Adesso che il figlio era nato, Alessandra provò per la prima volta, nel suo cuore rimasto virgineo, il fuoco e l’allegrezza d’una passione>>. Passione, a mio avviso, per il figlio, che fu l’unico vero amore della sua vita. Questa passione, bisogna dirlo, si accresceva sempre più, poiché anche il piccolo Francesco era avvinto da un’amore folle per sua madre, che gli appariva bella, vittoriosa e intangibile. Egli soffrì al primo distacco da sua madre, poiché la considerava sua sposa <<[…] lungo le amare settimane, il povero studentino di dodici anni piangeva per il desiderio della presenza materna>>. Piangeva perché era solo e non aveva più al suo fianco la donna, che nella sua infanzia,era stata tanto importante per la sua crescita e con la quale aveva condiviso un rapporto morboso.
La Morante, come tutti sappiamo, non ebbe un’infanzia “piacevole” e forse per ritornare nel passato e indurre a riflettere, decise, nei suoi romanzi, di affrontare questo tema così delicato, guardandolo da vari punti di vista, per avere e dare maggiore completezza della questione.

 

Scritto da Santoro Maiarosaria