"Cesira - Anna"

 

RAPPORTO CONFLITTUALE MADRE-FIGLIA: UN FORTE ODIO MASCHERATO DA UN’ INASPETTATA COMPLESSITA’

 

“Menzogna e Sortilegio” è uno tra i più importanti romanzi del’900; un’opera complessa e articolata, in cui le donne regnano ed imperversano, acquisendo caratteri temerari pari a quelli maschili per evidenziare ed esplicare il contrasto insanabile tra illusione e realtà, il passaggio dalle fantasie giovanili alla dura e cruda concretezza giornaliera.
All’interno del romanzo si legano perciò inevitabilmente, l’una all’altra, cinque figure femminili(Cesira-Anna-Concetta-Rosaria ed Alessandra)accomunate tutte dalla stessa ardita temerarietà,ma che attraverso gli sviluppi del romanzo, andranno ad occupare, relativamente alle vicende e al contesto, un posto preciso, assumendo caratteri propri.
Le figure di maggior spicco sono rappresentate da Anna e Cesira, due donne che ci accompagneranno per buona parte del romanzo e saranno protagoniste di una delle più frequenti tematiche affrontate dalla Morante: il conflittuale rapporto genitori-figli. Queste due protagoniste, che, per i loro aspri e numerosi contrasti, sembrerebbero inevitabilmente diverse e distanti, unite dal rapporto di madre-figlia, rappresentano al contrario due facce della stessa medaglia; tuttavia sarà soltanto al termine cioè di un lungo percorso formativo, che vedrà la giovane Anna protagonista di un percorso formativo, che la porterà ad agire e comportarsi nella stessa maniera che tanto odiava e condannava nella madre. E’ possibile, pertanto, stabilire un parallelo, che, come conclusione, porterà a sottolineare numerose analogie, non solo nel modo di vivere e di essere, ma anche nel modo di concepire la vita e rapportarsi col mondo esterno.
A cominciare dall’aspetto fisico Cesira appariva << …nelle sue proporzioni quasi infantili, una rara e perfetta bellezza >>; tanti erano stati, nella sua giovinezza, gli uomini che l’avevano voluta in moglie, ma lei aveva sempre rifiutato le loro proposte << …sdegnava, infatti, sin da bambina la rozza società nella quale era costretta a vivere, e di cui si considerava un’ospite passeggera, convinta che il proprio posto fosse altrove >>. Fu quindi tanto radicato in lei il desiderio d’evasione e fuga, da fuggire da quella misera società che “le tappava le ali” e recarsi nella grande città, dove avrebbe voluto sposare un uomo ricco che le consentisse di vivere da signora agiata e attorniata dallo sfarzo. Tali furono le motivazioni che la spinsero a legarsi a Teodoro Massia, dal quale ebbe la figlia Anna; quest’ultima sin da bambina, proprio come la madre, fu di una bellezza semplice e perfetta, dal carattere aperto e sincero, ma per lo più legato, al padre che non alla madre; infatti fu proprio nei primi anni di vita che cominciò a radicarsi in lei il forte odio verso la madre. I momenti di maggiore avversione si avvertono nelle violente e perfide sfuriate in cui sua madre si rivolgeva al suo bonario e amato padre; durante queste liti, lei spiegava, con acidità e disprezzo, <<… che non furono mai ispirate dalle attrattive verso Teodoro, bensì dall’ambizione e dall’interesse >>, e mai durante gli anni del matrimonio si era preoccupata di curare il sentimento che la legava a suo marito, comportandosi solo <<… come una grande sarta creatrice fa con il suo manichino di legno, privo di stati d’animo >> confessando di essere innamorata solo di se stessa. Durante tutto questo periodo il rancore di Anna nei confronti di sua madre era latente, non aveva modo di esplodere, visto che in qualunque momento poteva trovare pace e serenità dell’amorevole compagnia del padre; ma in seguito alla morte di quest’ultimo fu inevitabile che le due donne si scontrassero con la loro reciproca caparbietà.
L’adolescenza di Anna fu quindi un’implicita lotta con la madre, che giorno per giorno non perdeva occasione di offenderla e disonorarla; durante questo periodo si affaccia tra le pagine del romanzo la figura di Edoardo, che come un fiume in piena trascina vorticosamente la giovane protagonista in una storia d’amore non tanto basata sui sentimenti, quanto su una illusoria e perversa fuga dalle convenzioni sociali. Apparentemente potrebbe sembrare quindi di ritrovare una differenza tra le due donne, in quanto Cesira affronta l’amore facendosi sedurre dai beni materiali, mentre Anna si lascia guidare dalle passioni e da un coinvolgimento totale, ma non è così; infatti ben presto la storia d’amore sarà inesorabilmente schiacciata dalle convenzioni e dai pregiudizi economico-sociali, ed Anna si ritroverà a comportarsi come la madre; ad optare cioè per un matrimonio non dettato dal sentimento, ma dall’interesse che la porterà a sposare il butterato Francesco.
Pertanto l’insieme di tutte queste situazioni e vicende mi porta a sostenere con fermezza la mia tesi, ovvero che ovvero Anna e Cesira, benché accese da un reciproco odio, rappresentano due facce della stessa medaglia perché si comportano e agiscono quasi inconsciamente allo stesso modo. Credo quindi che Cesira nel suo rancore verso Anna riversi tutte le sue aspirazioni tradite, tutti i suoi sogni mancati, che, invece, la figlia, anche se per un breve periodo, ha accarezzato nella storia d’amore con Edoardo. La bellezza che sempre più si accendeva in Anna e si ”appassiva” in lei; dettava parole perfide, nella consapevolezza che <<… la sua stessa ammirazione era mescolata all’invidia. La sua malevolenza scopriva imperfezioni e difetti di Anna- Sei troppo magra- diceva- Sei bella, ma non piaci agli uomini…>>. Entrambe però erano accomunate da numerosi atteggiamenti verso vicini e abitanti del paese; sempre con tono di scherno e di alterigia si rivolgevano ai loro interlocutori; la stessa Anna quando si presentò a casa di Francesco trattò la padrona come una serva <<… che cosa fate voi qui, ritiratevi e chiudete l’uscio, non immischiatevi in faccende che non vi riguardano >>, tale atteggiamento era anche di Cesira, che durante le sue passeggiate giornaliere, camminava fra le vie del corso con gli occhi sprizzanti superiorità e superbia.
Inoltre di generazione in generazione si tramandava l’amore per l’oro e i gioielli <<… a noi tutte è comune il folle gusto per i ninnoli d’oro…>> e altresì il distacco dai canoni religiosi; Cesira non era mai stata una donna pia, si limitava solo ad esporre piccoli santini e lo stesso vale per Anna, che non credeva affatto in Dio, preferì, ad esempio, celebrare il suo matrimonio in municipio e non in chiesa <<… fin dall’infanzia ella non credeva in Dio, non frequentava le chiese. La santa cerimonia per il suo matrimonio le sarebbe parsa una commedia…>>. Uno tra gli aspetti di maggiore comunione fra Anna e Cesira era il rapporto con le rispettive figlie: Cesira <<… considerava la figlia null’altro che un peso in più nella sua vita…>> e allo stesso modo Anna si rivolgeva in maniera fredda e distaccata nei confronti della figlia Elisa, quest’ultima nel romanzo racconta, infatti, di come la madre si coricasse accanto a lei senza degnarla di una minima attenzione, <<… mia madre giaceva accanto a me, lasciando ch’io mi addormentassi pian piano, senza darmi nemmeno un bacio della buonanotte.
Infine vorrei concludere con un oggetto che accomuna le due donne e si carica di significati particolari; il ferro per i ricci. Cesira lo usa come oggetto di vanto per accrescere la sua bellezza, mentre per Anna lo stesso oggetto diventa metafora di sfregio e deturpazione del suo volto, immolato all’amore di Edoardo. L’aspetto, secondo me, più interessante è notare quanto poi quel ferro per i capelli non abbia preservato intatta la bellezza di Cesira, che appare già all’età di 58 anni sfiorita e decrepita, e in un certo senso abbruttita come Anna, la cui cicatrice, provocate dal ferro infuocato, le deturpò il volto.
Concludo che, da questo romanzo ogni lettore può rendersi conto di quanto possa essere profondo, ricco di metafore un semplice rapporto tra madre e figlia e di come spesso le fantasie infantili si dileguino a contatto con la coscienza e la concretezza della vita.

Scritto da Manelli Ilaria