"Arturo"

 

Durante le vacanze di Natale, mi sono cimentato, come hanno fatto anche i miei compagni, nella lettura dei romanzi Morantiani e in particolare in quella de “L’isola di Arturo”, un’ opera, che, secondo il parere di molti critici, possiede l’insieme di elementi realistici e fiabeschi, con una forte suggestione del linguaggio. Come ha scritto Cesare Garboli questo romanzo “è una piccola criptica Achilleide resuscitata, una iniziazione alla vita attraverso tutti i suoi misteri”. Protagonista è un ragazzo combattivo di nome Arturo, che vive nell’isola di Procida insieme al padre Wilhelm. Per lui il futuro è promessa solo di avventure, ma poi scoprirà anche: l’amore, l’amicizia e soprattutto il dolore. Fin dall’inizio del romanzo, infatti, la sua esistenza appare molto travagliata per la mancata presenza della madre, che aveva perduto quand’era nato. Arturo comunque cresce come un ragazzo forte e coraggioso, senza nessuno che gli dimostri il proprio affetto, eccetto la sua cagna Immacolatella. “Di donne splendenti, sovrane nell’amore, io non ne conoscevo nessuna. L’amore, dunque, la passione era forse una impossibilità fantastica”. Ma la morte di Immacolatella, la perdita di un amico tanto caro, costituisce un momento tragico della sua vita, tanto da suscitargli in fondo al cuore un senso di vuoto e di solitudine, da cui si riprenderà solo con l’arrivo del padre con la sposina Nunziatella. Per Arturo è molto difficile accettare il fatto di avere un’altra madre, ma in fin dei conti non poteva cambiare il destino. Egli si rivela così un ragazzo pago di ideali eroici, e, che ama racchiudere i propri sogni in un libro speciale intitolato ”Gli Eccellenti condottieri”, che narrava le imprese di personaggi storici, persone che erano uguali alle altre, fuorché nei pensieri. Trasferiva infatti nelle qualità di questi condottieri quelle che aveva suo padre, perché lo considerava un grande uomo. Perciò, anche se il popolo aveva nei suoi confronti alcuni pregiudizi, perché era molto superstizioso, le idee di Arturo erano ben diverse. Ma con la nascita del fratellino Carmine la sua vita peggiora ulteriormente. Il suo animo si carica di rabbia non soltanto nei riguardi del bambino, che era ugualissimo al padre(di cui lui avrebbe voluto avere le caratteristiche)ma anche in quelli di Nunziatella, perché si sentiva trascurato. Però più che rabbia quella di Arturo era un forma di gelosia. Diviene vittima così di sentimenti di cui non può nascondere l’evidenza, e, non sopportando più l’infame abbandono, in cui Nunziatella lo lasciava e l’assenza del padre, decide di attirare l’attenzione, ricorrendo ad uno stratagemma estremo che gli parve l’ultimo mezzo che gli rimanesse:quello cioè di morire. “La morte, da sempre, mi era così odiosa, che il sospetto sia pure soltanto di inoltrarmi sulla sua ombra distesa, mi inorridiva”. Al suo risveglio ottiene ciò che aveva tanto desiderato. Riacquista la fiducia in se stesso e soprattutto in chi gli sta accanto. Ma, l’equilibrio che si era venuto a creare viene infranto da un bacio peccaminoso tra Arturo e la sua matrigna, simbolo anche questo di pregiudizi. Sentendosi colpevole e nuovamente solo riversa i propri dolori e sentimenti su Assuntina, una delle amiche di Nunziatella. Dopo la rottura della loro amicizia, decide di interessarsi alla vita privata del padre, seguendolo ovunque. Scopre così che l’amato eroe è un “diverso”, tanto da scaturirgli nell’animo un immenso odio che lo farà crescere e maturare. Più tardi incontra il vecchio amico Silvestro, che durante l’infanzia lo aveva tanto accudito, ed è proprio con lui che riacquista forza e coraggio, sentendosi pronto ad affrontare i pericoli della guerra e gli ostacoli della vita. Questo romanzo è stato molto interessante, poiché in alcuni punti sono emersi temi e problemi quali:rapporto genitori-figli, il suicidio, i pregiudizi sociali, che si riscontrano nell’attualità, ma soprattutto nella mentalità dei giovani. In un adolescente di oggi come in Arturo, infatti, è presente il desiderio di affermare la propria identità e di far sentire la propria voce. A mio parere, quindi, tutti siamo preda della nostra voglia di emergere, ma anche vittime di sentimenti come è giusto che sia, perché sono i sentimenti che sostanziano la vita, sono l’essenza e insieme la forza e la debolezza di ognuno di noi.

 

Scritto da Vitale Sergio