"Amore in Menzogna e Sortilegio"

 

INTRODUZIONE

“I personaggi della Morante sono dei vinti dell’amore”.
La Morante è sicuramente una delle artiste più complete e “particolari” del panorama letterario novecentesco. Nelle sue opere maggiori si evince “una poetica favolosa e magica nei termini di angosciosa separazione dalla realtà” (C. Garboli). Proprio questa particolarità permette l’instaurarsi nel lettore di una forza ”misteriosa e travolgente” che consente un'accurata analisi delle numerose tematiche sostenute. Questa “forza” durante la lettura di “Menzogna e sortilegio” ha coinvolto anche me. Questo romanzo si dimostra ”ampio”, “polisemico” e l’amore è importante filo conduttore, se non il protagonista assoluto della scena. Infatti la Morante ha la grandissima capacità, come scrive anche il critico Garboli, di far assumere a questo “protagonista” l’aspetto di un “elemento” assai particolare, che, a mio avviso è capace di determinare “la sconfitta dei fantasmi che imperversano le sue opere”. In questo periodo intermedio della sua vita, la Morante come “vinti” dalle “leggi economiche”, del Verga, né come affermerebbe successivamente dalla “storia”, ma da uno stato d’animo capace ”d’insidiarsi” come un virus letale: l’amore.


DIMOSTRAZIONE DELLA TESI

“Una donna maltrattata è una donna vinta”.
C’è da dire che l’amore nella Morante assume molteplici aspetti. Possiamo trovare infatti un amore carnale tra madre e figlio, un amore per gli ideali, amore per il denaro, amore tra amici e cugini.
Inizio con il parlare del rapporto più importante che si sviluppa all’interno di “Menzogna e sortilegio”, il rapporto tra Anna e Edoardo. In questo caso l’amore, come dimostrerò, provocherà la sua “vittima” nella persona di Anna, portandola ad un rapido declino. “Una mattina di febbraio, la città si svegliò sotto la neve. Un simile fenomeno era così raro da quelle parti, che si segnavano come degne di memoria tutte le volte ch’esso capitava in un secolo”. Già il capitolo si apre con una “rarità” dell’ambiente. A mio avviso, questa serve ad introdurre e preannunciare un avvenimento “nuovo”, “incredibile” che sarebbe presto avvenuto: l’incontro tra Edoardo ed Anna. Da questo giorno, la vita di Anna sarebbe presto mutata, e subito sarebbe iniziato il suo “stato di degradazione”. Man mano che la lettura procedeva, mi chiedevo se una “donna maltrattata e offesa”, pronta a “sfigurare il suo volto” per assecondare i capricci di uno stupido “fantoccio”, non sia vinta. Ma questo “amore” ha provocato altre conseguenze più gravi. Trasformata in folle e demente, la donna è pronta a stipulare un patto con il demonio: <<Io vendo la mia anima all’inferno, in cambio d’esser svegliata da questo sogno, e ritrovare Edoardo>>. Questo amore ha provocato in lei la repulsione dell’unica persona che le volesse bene: “il butterato”. Ma, quando quest’ultimo muore, capisce che “lui l’amava, e l’ha respinto per amore di uno spettro. E adesso non ha più nessuno, è sola”. Tale affermazione ci fornisce le prove che la protagonista in questione ha finalmente capito i suoi errori, e, molto probabilmente, è pronta a riparare. Ma l’amore ha trasformato quella donna in un personaggio privo di ambizione, che ha passato tutta la sua vita a rincorrere qualcuno che non potrà mai avere. Adesso è tardi per rimediare, la morte, infatti, è sopraggiunta, e, per me, Anna è una “vinta dall’amore”.

“Le ambizioni del Butterato vinte dall’amore”
Come secondo personaggio per dimostrare la mia tesi, ho scelto la figura del Butterato “vinto” anch’egli dall’amore che nutre per Anna. “L’ambizione era già forte in lui: la città, i successi della scuola, e le sue speranze per il futuro, e i suoi ideali segreti, fecero sì ch’egli tradisse quella fiamma puerile”. Nella presentazione di tale personaggio, questa è la descrizione che l’autrice ci fornisce. Appare, quindi, come un uomo con una forte ambizione e grandissimi ideali. La sua degradazione ha inizio quando conosce Anna. In principio, si prende gioco dell’“amore”, che prova per lei, essendo l’ultimo tramite rimastogli tra lei e il cugino, ma successivamente, Anna si lega al nostro protagonista con un vero e proprio “matrimonio d’interesse”. Da questo momento, l’amore soffoca tutte le ambizioni di Francesco De Salvi che intraprende un lavoro ben lontano dai suoi altri ideali provocandogli la morte. A questo punto posso affermare che, se l’amore non avesse accecato i suoi occhi, si sarebbe laureato e sicuramente non avrebbe intrapreso il lavoro sul Postale e avrebbe potuto trascorrere una vita “felice ed agiata”. Per questo ritengo che "il falso barone" Francesco De Salvi è un “vinto dell’amore” “Immagine offuscata dell’amore”.
Il rapporto, a mio parere, più “profondo”, ma nello stesso tempo “contraddittorio” è quello tra Elisa e Rosaria “Sono già due mesi che la mia madre adottiva, la mia sola amica e protettrice è morta”. In questo modo si apre l’intero romanzo. Ritengo sicuramente che Rosaria sia stata una figura sicuramente importante per Elisa, ma penso che il suo “amore” verso la “sepolta viva” sia falso, e caratterizzato da un profondo senso di angoscia. Ritengo alquanto “pietoso” quando la donna chiama la bambina sofferente “Franceschina” e si prende cura di lei, solo perché nelle sue fattezze rivede il suo Francesco. Credo, infatti, che uno “spirito egocentrico” come quello di Rosaria, avrebbe lasciato in preda alla sofferenza Elisa se non avesse avuto un “qualcosa che la legava a lei”. Per questo motivo ritengo che Elisa sia una “vinta” dell’affetto che prova per questa “madre adottiva capace di ridurla a uno stato di degradazione tale, da renderla una sepolta viva e una donna perduta”.

“Alessandra: una donna soffocata dall’amore”
“Francesco balzava al collo della madre…”, “egli l’amava, la sua cara adorata”. L’ultimo rapporto da me preso in considerazione è quello tra Alessandra e Francesco. Come ben sappiamo, la donna era dotata di un carattere molto forte e il suo bene per suo figlio era molto grande, ma Francesco, stupidamente corrotto dalla mentalità cittadina, “aveva in odio remota compagna, al punto che perfino le sue vacanze estive, soleva ogni anno trascorrerle in città”. Tuttavia la degradazione di sua madre occorre quando lei arriva in città: “si fece pallido, come la donna lo strinse a sé, diventò rosso di vergogna”. Di fronte a questo atteggiamento, la donna “offuscata” dall’amore è pronta a “subire umilmente le misteriose volontà di lui” Così diviene, negli ultimi anni della sua vita, una povera donna con un “minuscolo” appezzamento di terra che non le basta per la sua sussistenza.

TESI CONTRARIE

“L’amore per la bellezza diviene turbamento”
Per chi volesse opporsi alla mia tesi potrebbe trovare da ridire sul personaggio di Edoardo. Infatti, nel corso dell’intero romanzo sembra non provare alcun affetto per nessuno, tanto da farlo sembrare un “vinto”. Tuttavia come si può comprendere da diverse affermazioni, si dimostra uno spirito altamente “narcisista”. Egli ama sé e la sua bellezza. Tuttavia, anche se l’autrice non lo racconta, posso immaginare come la malattia lo abbia “smagrito” e trasformato. Quindi, se nel passato, la sua bellezza era stata motivo di vanto, adesso gli provocherebbe un dispiacere tale da costringerlo a un lungo tormento.

CONCLUSIONE

“L’amore è una passione sublime, ma infetta”
A conclusione di questo lavoro di ricerca e documenti, sono sempre più convinto che la mia tesi sia valida, anche perché lo dimostrano il rapporto tra Cesira e Teodora, Alessandra e il De Salvi, Francesco e Rosaria. Ampi riferimenti sono racchiusi, anche ne "L’isola di Arturo”, circa il rapporto tra padre e figlio, e nel racconto “Il gioco segreto”. Come direbbe il critico Garboli, concludo che: “L’amore è una passione sublime, ma infetta: è il vento che tutto travolge, ma è anche la pianta inseparabile della sua oscura e interrata radice sociale”
 

Scritto da Federico Piero