"Amore in Menzogna e Sortilegio"

AMORE: CIRCOLO VIZIOSO

“L’amore, nella Morante, è un’irrealtà che non ha nulla di chimerico; una menzogna che non ha nulla di bugiardo.” (Cesare Garboli) L’amore è la causa di innumerevoli menzogne, ma produce anche una dimensione irreale, nella quale spettri e demoni sono uniti in un solo sortilegio… questo è a parere mio (ma anche di Garboli) l’amore visto dalla Morante.

VARIE STORIE; VARI AMORI; ALTRE MENZOGNE

L’amore paterno di Teodoro per Anna è un esempio di tutto ciò. Egli mente alla figlia, progettando con lei viaggi per mare, alla ricerca di isole sperdute, alla scoperta di nuove città; cose, però, che gli sono negate a causa della sua condizione economica. Anna da parte sua crede al padre e fa di queste promesse una fantasia infantile; tuttavia, quando cresce e raggiunge la consapevolezza delle frottole del padre, ella non lo abbandona, anzi gli sta vicino fino al momento della sua morte. Un altro esempio può essere il rapporto tra Anna ed Edoardo; durante la loro storia (destinata ad essere passeggera per i diversi ranghi sociali) Edoardo si diverte a tormentare Anna, descrivendo viaggi in terre lontane durante i quali egli l’avrebbe dimenticata, per immaginarie fidanzate e amanti dell’alta società. Qualcuno potrebbe chiedermi: si può chiamare questo amore? E a questo punto risponderei che si tratta sì di amore, tormentato, perverso, ma pur sempre amore… Edoardo infligge pene ad Anna per indurre se stesso alla compassione, che è, a parere mio, la forma più estrema di quel sentimento di cui parliamo. Ancora vediamo Alessandra, madre del butterato, che non svela al figlio l’identità del padre naturale, per non far crescere Francesco nella consapevolezza di essere nato da un tradimento. Tutte queste bugie nascono per amore di qualcuno, molte volte negato per la situazione e posizione sociale ma anche per quella economica, e questi problemi non fanno che accrescere il desiderio, che porta ad altre menzogne… è un circolo vizioso, inarrestabile, è una malattia, è una “patologia”, la stessa patologia di cui parla Garboli: “la patologia <<sociale>> restituisce all’amore proprio quella forza, quella capacità di occupare e di saccheggiare la realtà che l’appartenenza delle passioni al regno dei sogni vorrebbe togliergli”.

I MONDI PARALLELI DELL’AMORE

Questo stesso amore, come già preannunciato, produce una seconda realtà. Al momento della morte di Teodoro, ad esempio, Anna è accanto a lui e lo vede morire, tuttavia, rimane vicino al suo cadavere per tutta la notte: “Spiando il lento consumarsi della candela, ella presentiva che, domani, avrebbe invidiato quest’ora e, come gli innamorati alla vigilia d’una separazione, bramò che la notte durasse eterna. Finché rimanevano loro due soli, sigillati nella loro camera notturna, quella salma, così parve alla gelosa Anna, era ancora suo padre, essi s’appartenevano l’uno all’altra, la vera morte di lui non era incominciata ancora”. Vediamo quindi che Anna nutre un amore immenso nei confronti del padre, un amore che riesce persino a creare una sorta di limbo per due “innamorati”.

Ancora, quando Francesco (il butterato) scopre il suo amore per Anna non sa come comportarsi nei confronti di Rosaria; la Morante scrive a proposito “preferiva il fantasma dell’una ai baci dell’altra”. Francesco crea nella sua mente una seconda dimensione nella quale egli ha almeno in parte una soddisfazione per il suo amore non corrisposto. Alla fine del romanzo abbiamo un esempio che esprime al meglio questa teoria. Anna, dopo aver scoperto la morte del cugino, suo unico amore, si reca a casa di Concetta Massia, e qui la incontra. Concetta chiede alla nipote ripudiata se il figlio, prima di morire, le abbia scritto delle lettere, e compie questo gesto di estrema umiliazione per il desiderio di avere ancora un frammento della vita del figlio Edoardo. Anna fa leggere queste lettere alla zia, ma sono lettere illusorie, poiché ella stessa le ha scritte. Ma il momento in cui l’amore è all’apice è quando Anna, dopo aver scoperto la morte del cugino, va dal marito (il butterato) e gli confessa di averlo tradito, non dice il nome dell’amante, ma ammette il fatto, non dice che il suo amane è uno spettro, dice solo di amarlo.

LIBERARSI DEL PASSATO

È questo il centro del romanzo, e il suo scopo è quello di liberare Elisa (la voce narrante) dall’eredità lasciategli dalla sua famiglia: la menzogna. Ella è infatti la figlia della nostra Anna, e all’inizio del romanzo ci esprime la sua angoscia, ella è infatti visitata da spiriti, spiriti del passato che la tormentano, “e origine di tutto ciò fu l’eredità lasciatami dai miei genitori: un’eredità impalpabile, ma molteplice; e se non mi inganno, inesauribile, giacchè nello stesso tempo che la consumo, io consumo me stessa”. Questo tentativo di liberarsi dell’ereditarietà può avere un origine nel fatto che la Morante scrive il romanzo alla fine della seconda guerra mondiale, nel momento in cui la gente si proiettava verso il futuro; ella invece voleva, probabilmente, risolvere le questioni del passato, voleva “tirare fuori gli scheletri dall’armadio”; e questo messaggio probabilmente lo esprime con la storia di Elisa.

In conclusione l’amore passato, l’amore bugiardo e irreale è al centro del romanzo morantiano, un amore ostacolato dai pregiudizi sociali, un amore pieno di difficoltà, ma pur sempre amore.

 

Scritto da Arpino Francesca