"Amore in Menzogna e Sortilegio"

 

AMORE IN “MENZOGNA E SORTILEGIO”: SENTIMENTO O ILLUSIONE?

 

Credo che, prima di iniziare a parlare dell’amore e delle passioni del romanzo ”Menzogna e Sortilegio”di Elsa Morante, sia più opportuno sottolineare la concezione dell’autrice su questo tema. Sicuramente Elsa Morante esalta e celebra le donne forti e con una grande forza d’animo, difatti anche la stessa Elsa è stata coraggiosa nel far valere i propri ideali, e, viene ricordata come una donna che possedeva una cultura straordinaria. Invece, nella maggior parte dei casi,gli uomini hanno un carattere debole e sottostanno alle decisioni delle donne, che hanno un ruolo determinante.
Nel corso dei capitoli e con il passare del tempo, i personaggi, malgrado le molte esperienze vissute, non hanno un’evoluzione, ma bensì un’involuzione.
Infatti rispetto ad altri romanzi della stessa autrice, nei quali si ha una formazione dei personaggi, in ”Menzogna e Sortilegio” ciò non avviene.
L’amore, oltre ad altri temi quali la morte, la religione, l’attaccamento madre-figlio, è il tema più presente nel romanzo, ciò è dimostrato dai molti intrecci amorosi, ma, forse meglio, passionali.
Come dice Cesare Garboli, in una sua critica sul romanzo: ”Come può chiamarsi amore, l’amore rappresentato in Menzogna e Sortilegio?”.
L’amore è quasi una farsa, uno specchio; ”colui che ama si sente indegno e vile e ama per questo, per liberarsi dell’indegnità; e così regala all’oggetto amato l’immagine che vorrebbe di sé.”
Ogni pagina è intrisa di ambiguità, così anche la concezione sull’amore è equivoca. Tale concetto può essere interpretato in due modi diversi e contrastanti: come convenzione sociale e come amore vero, quasi folle.
 

AMORE: CONDIZIONAMENTO SOCIALE?

 

Questa concezione può essere considerata in chiave storica, difatti l’unico modo per elevare la propria posizione sociale è il matrimonio d’interesse. Ciò avveniva in tutta Italia, tra gli ultimi anni dell’800 e i primi del '900, e in particolar modo in Sicilia, dove è ambientato il romanzo.
L’amore nasce, vive e si nutre di condizionamento sociale e i due elementi, quello sociale e quello sentimentale, agiscono insieme.
Un esempio calzante può essere quello di Cesira e Teodoro. Quest’ultimo è visto da questa giovane e inesperta ragazza come un eroe, come un ricco signore della casata ”Maria di Corullo” anche se, in realtà, non si è resa conto che il suo ideale di eroe le aveva mentito. Facendole dei regali spendeva gli ultimi spiccioli, di una vita ormai intrisa di debiti.
“Teodoro destò fin dal principio nella maestria un sentimento che somigliava, in verità, piuttosto alla repulsione che all’indifferenza o, tanto meno, alla simpatia. Ma Cesira evitava di analizzare il proprio sentimento. La sua mente, quasi ossessa, non vedeva altro che la possibile, inebriante metamorfosi della maestra Cesira in una gran dama”.
Con il passare del tempo, Cesira analizza i suoi sentimenti verso Teodoro: ”E sebbene le avvenisse di rabbrividire leggermente, nascondeva con arte ipocrita questa ripugnanza”.
“Era il pensiero di diventare una gentildonna, di andare in carrozza e in parco adorna di brillanti che la trasportava; ed era ella, si, in quei momenti, innamorata, ma non d’altri: lo era delle balenanti immagini di se stessa”.
Un altro esempio di amore ”condizionato” può essere quello di Anna e Francesco ”Il butterato”. Ormai Anna e sua madre Cesira vivevano in condizioni disastrose e di estrema povertà, l’unico modo per sfuggire da tale situazione è combinare un matrimonio d’interesse.
“La via d’uscita, sarebbe ch’io mi sposassi; ed oggi, essendo ormai, mia madre ed io, ridotte all’estremo, oggi ho deciso in questo senso. Ma il solo che m’abbia chiesto in moglie, siete voi…”.
In realtà la famiglia di Francesco è in rovina da molto tempo, anche se gli altri lo riconoscono con il titolo di barone.
“Egli avrebbe voluto, adesso, ripetere ad Anna gli eloquenti pronostici di un glorioso futuro che tante volte le aveva ripetuti per lettera”.
Anna non impiegò molto a scoprire tutta la verità: ”Questa scoperta non cambiò la sua decisione di sposare il loro bugiardo erede, poiché Anna non aveva altra scelta per l’avvenire. Ella dunque non disse nulla su ciò, chiudendo in sé i propri sentimenti di rancore e di sprezzo per la nascita di lui e della sua menzogna”.
Ovviamente ci sarebbe molto da dire su queste due “storie d’amore” ma non vorrei prolungarmi oltre con il racconto e con le citazioni testuali.
 

CELEBRAZIONE DI UN AMORE CHE SIMBOLEGGIA FOLLIA,
UN AMORE STRAZIANTE
 

A differenza degli altri intrecci amorosi, nel caso di Anna e Edoardo, i sentimenti che l’uno prova per l’altro sono ben diversi.
Mentre Anna prova per suo cugino Edoardo un amore assoluto, quest’ultimo nutre verso sua cugina pietà, per il suo sentimento incondizionato.
“Ha invidia di me, oh povera talpa mia, sai bene che il nostro destino è diverso. C’è chi nasce talpa, chi aquila, chi leone. Io sarò, per esempio, un leone dorato…. Così fecero le nostre madri. Ma tu talpa mia, non ti credevo così invidiosa!”.
In seguito afferma: ”Veramente, io m’accorgo d’amare una persona quando mi piace d’aver pietà di lei e, come tu sai, provoco in mille modi questa pietà verso di lei, per accorgermi sempre più di quanto la amo”.
Anna aspettava l’incontro con il cugino da quando, ancora bambina, lo vide passare con la sua carrozza. Secondo me, Anna, in realtà, non è innamorata di lui come uomo, ma di ciò che rappresenta; infatti, la sicurezza di appartenere a una famiglia potente, quale era quella dei Massia, le infondeva coraggio e fiducia.
A parere di Cesare Garboli: ”Se la realtà dell’amore è complicata, infetta, perversa, la sua rappresentazione non può che trasformare il più miserabile dei drammi piccolo-borghesi in un palcoscenico dove i personaggi simili a semidei si scambiano battute difficili davanti allo specchio stupefatto di un coro”.
Di certo non potrei mai giudicare Edoardo positivamente, difatti si è dimostrato un uomo privo di sentimenti, perfido, sadico, malvagio e perverso.
Queste citazioni testuali credo lo dimostrino: ”Egli gettava sguardi furtivi alla piccola piaga sulla guancia di lei, e s’accendeva in viso di pietà e di gloria. I più diversi sentimenti: perfidi, delicati, cavallereschi, crudeli, devoti, e perfino materni”.
”Potrei farne mia moglie, o la mia serva, o disonorarla; potrei coprirle il volto di bruciature come questa, batterla, suppliziarla, e lei, così coraggiosa e docile, si lascerebbe fare qualsiasi cosa da me, mansueta come una coniglia”.
Però, in parte, le azioni di Edoardo sono indotte dai comportamenti di Anna; sin dal principio, lei si è sempre umiliata, sottomessa al suo volere, e non ha mai pensato di contrastare le sue decisioni, anzi la sua prepotenza lo rendeva più prezioso ai suoi occhi. Un oggetto che, secondo il mio parere, può riassumere la “storia d’amore” tra Edoardo e Anna è un anello.
“L’unico dono che ella ricevette da Edoardo fu un prezioso e splendido anello d’oro con incastonate due pietre di grandezza uguale: un diamante e un rubino”.
In realtà, questo anello riappare in seguito, anche se alle dita di Rosaria; questo dono rappresenta l’ipocrisia e la falsità di Edoardo.
L’ambiguità del personaggio si evince anche da alcune frasi del romanzo: ”Voglio godere al pensiero che la mia assenza ti consuma. Ma io? Non mi sentirò forse, anch’io morire, lontano da te? No non posso lasciarti, non ti lascio, Anna mia!”.
Concludendo, ritornerei a quella domanda: ”Ma come può chiamarsi amore, l’amore rappresentato in Menzogna e Sortilegio?”.
Credo che, con le citazioni testuali, ciò è stato confermato, ma, per maggior credibilità, riporto di seguito i pensieri della stessa Elsa Morante e di Cesare Garboli.
L’autrice dice: ”Amore? Qual sorta d’amore è mai questo? Mi piacerebbe di poter offrire ai miei lettori una grande e drammatica tresca, un intrigo maledetto e turbinoso. Ma questo amore è somigliante, piuttosto che ad una esperienza adulta ai giochi infantili, che sorta d’amore è mai questo?”.
Cesare Garboli, nella sua critica al romanzo, afferma: ”Non si finirebbe mai di girare attorno a questo interrogativo. La sindrome dell’amore morantiano non è facilmente classificabile. L’amore, nella Morante, è una passione sublime ma infetta; è il vento che tutto travolge, ma è anche la pianta inseparabile dalla sua oscura e interrata radice sociale”.
 

Scritto da Bellanova Elisabetta