"Amore nella Storia"

 

L’AMORE PER IDA ROMUNDO; VERO AFFETTO COME SENTIMENTO PUDICO.

 

Ida Ramando, una dei protagonisti del romanzo “La Storia” è una donna timida che, pronuncia solo poche e discontinue parole. La sua figura, correlata ad una travagliata vita interiore, viene avvilita e privata di forze da taluni sonniferi, dei quali Ida fa uso per cercare di porre rimedio ad ansie, presentimenti e incubi che non le permettono di avere sonni regolari.
Il suo personaggio è introdotto da subito nel romanzo attraverso un flashback della sua infanzia (presente nel primo capitolo) per mezzo del quale l’autrice cerca di spiegare ai lettori le origini di tali ansie e paure che accompagnano, le vicende della donna.
Ida sposa un messinese, Alfio Mancuso, che conosce durante il periodo estivo, successivo al conseguimento del diploma magistrale. La donna è molto affezionata al suo sposo ed è proprio in questo contesto che, a mio parere, trova largo spazio il profondo senso dell’amore, e della vita coniugale intesa come protezione e rispetto.
Ella, infatti, è molto legata a suo marito: quello con Alfio non è stato un matrimonio nato dai voleri delle due famiglie a cui i due giovani appartengono.
Si tratta, invece, di una felice unione guidata principalmente dai sentimenti che entrambi provano l’uno per l’altra. <<Ida, benché sprovvista di dote, si trovò fidanzata>>.
A mio parere, l’autrice ha voluto, non a caso, rimarcare il fatto che Alfio non è stato “influenzato” da beni materiali che, in effetti, la sua sposa non possiede. Per quanto riguarda Ida, invece, il suo affetto è, sì, scaturito da un sentimento cresciuto, presumo, durante la loro conoscenza, ma anche dal fatto che la donna spesso rassomiglia ad Alfio a suo parere Giuseppe tra i quali << era nata subito grande amicizia >>, a causa di molti tratti e modi di pensare, che trovano riscontro in entrambi. E poiché la protagonista ha una forte considerazione di suo padre, questa sorta di parallelo che traccia tra tali due figure maschili, le dà a mio parere, la certezza che si tratti di un brav’uomo e che può fidarsi di lui. Anche perché in suo padre Ida trova due difetti che, per sua fortuna e contentezza, non che Ida non consideri molto simili i due uomini, ma che, al contrario, reputi il marito una sorta di “bella copia” di Giuseppe.
A riguardo, la stessa Morante si esprime dicendo: <<Ida si affezionò presto al suo pretendente, che per vari tratti le tornava somigliante a suo padre, con la differenza che non s’interessava di politica e non era ubriacone >>. L’aspetto di questa “somiglianza che ha maggiormente affascinato Ida è quella sorta di protezione che aveva ritrovato in Alfio come in Giuseppe, <<Entrambi le facevano da guardiani contro le violenze esterne, e col loro buon umore istintivo, e il gusto ingenuo di razziare, sostituivano per lei, poco socievole per natura, la compagnia dei suoi coetanei e degli amici >>.
Per tutti questi aspetti, quindi, Ida ama il suo sposo e, anche per quel suo profondo senso dell’amore, non lo ha mai tradito, né con la mente, né con il corpo.
Dopo un po’ di tempo dalla morte di Alfio, però Ida resta, suo malgrado, vittima di una violenza sessuale, che diventerà occasione di tensioni sempre più angosciose. Questo accaduto, infatti, provoca nella donna nuove paure e tensioni, << con la sensazione accanita di avere intorno al corpo un alone visibile, quasi un altro suo corpo (ora di ghiaccio, ora rovente) che lei doveva rimuovere di continuo>>. Il fatto le crea un’incredibile vergogna e tutto ciò alimenta in lei il dubbio assillante di non rientrare nella norma, un indeterminato e incontrollabile senso di colpa la domina, nel quale confluivano le sue angosce. << Non si sentiva la stessa Ida di prima, ma un'avventuriera dalla doppia vita>>, che << in seguito, con la vedovanza, non aveva pensato più che qualcuno potesse usarlo come un corpo di donna per farci l’amore>>.
<< Nella sua vita fuori Alfio ella non aveva accostato nessuno uomo, nemmeno col pensiero; e adesso la sua avventura le pareva scritta dovunque, come un adulterio clamoroso>>.
Ida, infatti, si sente troppo spesso colpevole di quanto le è accaduto, colpevole di un tale tradimento contro un uomo (Alfio) che l’ha tanto amata e che, lei stessa, ama ancora.
Per alcuni, questa vicenda potrebbe avere un significato di evasione, da parte di Ida, da un mondo pieno di pregiudizi e convenzioni sociali che per lungo tempo l’avevano costretta ad una vita buia lunga e sacrificata. A mio parere, invece, tutto ciò non è altro che un nuovo “espediente”, poiché Ida proprio in virtù dei pregiudizi che condannano l’adulterio come colpa oscura, si infligge ancora una volta, da sola, il castigo dell’esclusione dagli altri. Ida non può permettere che “gli altri” vengano a conoscenza del suo “tradimento”, un tradimento che in realtà nel suo cuore, nei suoi sentimenti, è inesistente. Infatti, oltre a non parlarne con nessuno non ne parla nemmeno con il suo stesso figlio Nino, per tradire, almeno in lui, l’idea di sua madre adultera, un’idea che, con i sensi di colpa, Ida continua a sostenere.
 

Scritto da Leuzzi Chiara