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Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
"Cataldo Agostinelli"
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Ceglie Messapica

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TEATRO DI VITA SCOLASTICA

(Alla presentazione dello spettacolo)

Cercare di trascrivere su carta quanto è stato vissuto in quasi un anno di tempo, è semplicemente cosa impossibile, ma ci si può provare. Qualche mese fa, ci venne formalmente affidato un compito: trasferire alcune emozioni in movimenti corporei, associati a parole legate da un qualche filo logico. Traduzione: fare teatro. Certo non è una definizione, ma un’interpretazione; una delle tante che chi si accinge al teatro può improvvisare. È così che hanno avuto inizio le lezioni di questa nobile arte; descrivere il teatro con una sola parola. Questo ci fu chiesto dal nostro regista Giuseppe Ciciriello, il primo giorno del progetto. Ognuno di noi diede una sua definizione che pensava fosse la più sinteticamente valida possibile. Ebbene, dopo aver ascoltato innumerevoli parole, così sobrie, ma al contempo così ricche di emozioni al loro interno, lui stesso ci disse subito che il teatro fosse tutto quanto ognuno di noi aveva appena detto. Questo ci ha fatto pensare quindi a cosa fosse davvero il teatro: cercare di mettere assieme tutte quelle definizioni con in più il carico di sensazioni cui esse riconducevano, poteva dare solo la minima idea di quello che avremmo assaporato col tempo.
Inizialmente per molti era curiosità, tuttavia in seguito i giorni di corso sono diventati degli appuntamenti fissi ed inderogabili grazie alla simpatia ed alla bravura del nostro regista. Ed ecco che sono passati i mesi; ogni appuntamento è stato all’insegna del comprendere il senso di uno spettacolo, creare un gruppo saldo che uno spettacolo necessita, coordinare la parola al movimento e viceversa. Dopo, si è passati alla realizzazione dello spettacolo in quanto tale; certo Roma non fu costruita tutta in un giorno, naturalmente. Abbiamo cominciato a creare una storia, quella che dal nostro punto di vista fosse la storia da raccontare. Abbiamo pensato a come raccontarla, a come lo spettatore dovesse essere guidato nei meandri dello svolgimento per poi condurlo soddisfatto e cosciente alla sua fine. Abbiamo insieme realizzato quello che doveva essere un copione cercando i termini che potessero esprimere le nostre sensazioni.

Ed ecco che sono cominciate le vere e proprie prove delle scene. Abbiamo provato e riprovato, riproducendo un accurato labor limae, mai accanito, ma più che altro finalizzato alla quanto più facile comprensione da parte del pubblico. Ogni parola detta su un palcoscenico è come una scatola; nessuno si soffermerebbe a guardarla solo esternamente, ma anzi sarebbe assolutamente attratto dall’arcano segreto che in essa si custodisce. In termini tecnici si tratta del sottotesto. Spiegandosi meglio, il “copione” deve essere semplice, comprensibile e carico di significati. Il trucco è cercare di far comprendere tali significati nascosti, quanto più possibile. In questo lungo arco di tempo hanno anche preso corpo (ed anima) i personaggi che sul palcoscenico avrebbero dovuto raccontare lo spettacolo. Anche qui era importante comprendere a pieno il senso del personaggio, il suo inconscio, le sue azioni ed il motivo di esse e soprattutto farli comprendere agli altri.
Dopo un lungo lavoro in questi termini siamo arrivati alla realizzazione completa della prova di quello che sarebbe stato lo spettacolo finale. Ogni prova ha visto muovere nell’aria un sacco di atomi carichi di sensazioni strane, immersi in un tempo non più nostro, non più attuale. Già, bisognava entrare completamente in un mondo altro, un po’ annebbiato, anche un po’ in penombra. Questo era tuttavia importante, perché la scelta di una luce troppo forte o perlomeno tale da togliere ogni macchia di grigiore, avrebbe dato un’immagine troppo nitida delle cose, lasciando poco spazio all’interpretazione.
Alla prima hanno fatto seguito altre e tante prove; nessuna è stata uguale all’altra, dato che ognuna di essa era caratterizzata da più esperienza e da più convinzione nella storia che raccontavamo.
Come dice il nostro regista, citando Stanislavskij, uno spettacolo consta di due parti: da un lato c’è la preparazione, dall’altro l’esibizione. Ogni rappresentazione di esso è una prova con se stessi e nel gruppo, è una sfida, ma assieme a tutto ciò un motivo di divertimento. È specialmente un modo per offrire ad un pubblico ogni qualvolta diverso le emozioni provate in un determinato numero di minuti nei quali l’attore cerca di mettere anima, testa e corpo. E l’emozione che il pubblico prova è, il più delle volte, così impercettibile che può esprimersi solo attraverso molecole di aria. Come delle particelle invisibili che, messe in moto, raggiungessero in modo scambievole attore e spettatore. Ogni volta, pur conservando lo stesso spettacolo, uscirà fuori qualcosa di differente.
Questo lo avremmo vissuto dopo non molto tempo.
Ecco che è arrivata la prima esibizione in pubblico del nostro spettacolo: quella nella nostra città, nel nostro teatro, con un pubblico abbastanza conosciuto. Tra le altre cose forse anche questa era motivo di emozione, ma bisognava aspettare quella data. Il giorno dell’esibizione arrivò, realizzammo tre repliche: due al mattino per la scuola ed una alla sera per amici e parenti e altri spettatori. Dire repliche sarebbe però come incagliarsi in uno stereotipo, in quanto, come detto prima, ogni volta lo stesso spettacolo rappresenta emozioni e situazioni diverse. Dopo questa carica di emozione in solo giorno, hanno fatto seguito altre realizzazioni in pubblico. Basti pensare alla rappresentazione a Brindisi in occasione della giornata della Creatività; qui ci siamo misurati con un tipo di teatro diverso. Il palcoscenico infatti era la strada, quindi lo spettacolo comportava delle modifiche, per l’occasione. Infatti uno stesso spettacolo deve essere quanto più flessibile possibile in relazione al luogo ed al pubblico cui si deve confrontare.

Ed ecco che è arrivata la grande esperienza della “III Rassegna Nazionale Scuola&Teatro”. La data più importante di tutte, quella per la quale era nata anche la nostra storia del Minotauro. Già un Minotauro che affrontava il problema della diversità, ed assieme a lui, tutti gli altri protagonisti. La nostra esibizione è stata anche l’ultima della rassegna, ed abbiamo avuto l’onore di assistere al discorso del presidente della stessa che ci ha riempiti di complimenti alludendo ad un “gli ultimi saranno i primi”. A dire il vero ci siamo avvicinati di molto, accettando con dignità un secondo posto (per 2 centesimi), che si aggiunge alla soddisfazione di aver partecipato a questo concorso e soprattutto di aver fatto partecipi altre persone del nostro lavoro.
Poco tempo dopo abbiamo riproposto il nostro spettacolo nel comune di Villa Castelli in occasione della “Settimana delle Cultura”. Anche qui, abbiamo recitato al mattino per un pubblico di ragazzi e alla sera, per gli adulti. Questa esperienza ci ha davvero dato un esempio di come uno spettacolo possa essere compreso in modo diverso a seconda del pubblico e delle sue concezioni proprie. Infatti da un dibattito affrontato con i ragazzi sono emerse problematiche molto vicine al mondo adolescenziale, riflesse ed affiorate nel rapporto padre-figlio che lo spettacolo offriva, ovvero Minotauro-Minosse.
Ed ecco che è terminato il nostro percorso, anche se sono in progetto anche delle rappresentazioni estive, motivo di crescita ancora più forte e anche di confronto con situazioni sempre diverse.
Un ringraziamento speciale spetta in primis al nostro regista, Giuseppe Ciciriello che ci ha supportato e soprattutto sopportato per tanti mesi; a parità di merito, per motivazioni ed impegno, altrettanto indispensabili, esplicatesi in modo diverso, un super grazie di cuore ai PROF. MONTINGELLI e ZITO (anche perchè senza di loro il progetto non ci sarebbe stato) per averci seguito, sostenuto, accompagnato, confortato, organizzato tutte le attività (compresa la bellissima esperienza del CONCORSO a Campagna), risolto ogni tipo di problema (anche quelli che a noi sembravano IMPOSSIBILI), con la speranza che ci diano la possibilità di ripetere questa ESPERIENZA.
Un’altra persona da ringraziare è il nostro carissimo Preside prof. Francesco Caramia, che ha avuto molta fiducia nel nostro lavoro e nella nostra tenacia; sempre vicino e disponibile al progetto teatrale.


Gli alunni del Laboratorio Teatrale “L’Io Creativo” del “Cataldo Agostinelli”.

Ceglie Messapica, lì 10.06.2007



(Alla presentazione dello spettacolo).

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